Sincrony, l'evoluzione del movimento

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Il metodo Sincrony - Superare il concetto di fatica

“Se non si fatica non si ottiene nulla”.
“Sono tutto sudato, oggi ho fatto proprio un bel lavoro”.
“Bisogna sforzarsi per ottenere dei risultati”.

Queste sono alcune delle frasi che si sentono spesso in palestra ed in ambito sportivo, e non solo amatoriale.
La fatica, però, non è di per sé sinonimo di un buon lavoro svolto. L’affaticamento testimonia che il corpo ha lavorato, ma non necessariamente in modo corretto e benefico.

L’unico metro per valutare il lavoro è il risultato. Per tornare al fuoriclasse che spesso tentiamo inutilmente di imitare, e di cui Sincrony vuole rivelare i “segreti”, egli sembra muoversi con leggerezza, ottiene dei risultati pazzeschi in modo naturale e sembra anche divertirsi in barba ai tanti “mediani” che corrono, corrono e sudano.

L’obiettivo di Sincrony è proprio questo: massimo risultato con il minimo sforzo, muovendosi con gesti facili e fluidi, ottimizzando le energie. Se il corpo è una macchina, vorremmo guidare una Rolls Royce, che riduce al minimo attriti, rumori e sprechi di energia, o un’inquinante ed imperfetta utilitaria? Ed il nostro corpo, con le sue potenzialità grandi e spesso inespresse, può diventare proprio come una Rolls Royce, basta saperlo guidare.

Guidare senza rumore, così come muoversi in modo Sincrony, in modo lieve ed efficace, può essere strano all’inizio. Molti di voi avranno nostalgia della fatica.
Non si devono preoccupare però questi inguaribili masochisti: la fatica, certamente, arriverà, perché quando ci muoviamo i nostri muscoli stanno lavorando, che noi lo percepiamo o meno.
Lavorando ed allenandosi in modo ottimale la fatica arriverà però molto più tardi e sarà meno pesante del previsto. E soprattutto sarà il risultato, e non la fatica di per sé, l’obiettivo del nostro lavoro.

 

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